Italia
Oscar Giannino

Mi prenoto per scendere in piazza contro i prepensionamenti di Stato

Premessa: non amo e anzi non mi interessano, i dibattiti gossippari sulle ministre che rivelano l'insopprimibile riflesso condizionato machista della cultura italica. Che la Boschi ami i tacchi e la Madia diventi presto mamma, o anche quante correnti del Pd abbiano attraversato prima di diventare renziane, sono particolari irrilevanti, rispetto all'azione pubblica a cui sono chiamate. Bisogna giudicarle, come i loro colleghi maschi, solo per quello che fanno e dicono come componenti del governo. L'ho voluto scrivere perché, quando leggo sui social o sui giornali le rituali battutine loro riservate, salto e guardo altrove. Ripeto: c'è ancora troppa presunzione sessista, in giro. Ecco perché non è stato il pregiudizio, a farmi saltare sulla sedia quando ho letto le agenzie con le dichiarazioni del ministro Madia sugli “esuberi” della Pubblica Amministrazione.

Innanzitutto non sono esuberi, ha detto. A suo giudizio, il termine è orrendo. Però è quello che si usa in ogni ristrutturazione, da sempre, delle aziende private. Dunque non capisco perché ai lavoratori privati di aziende in crisi possa calzare a pennello, mentre a quelli di Stato no. E fin qui comunque passi, il ministro Madia ha espresso una sua particolare sensibilità umana. Comunque da apprezzare, perché “esuberi” trasmette tanto l'idea di un utensile inanimato di cui fare a meno riorganizzando la linea produttiva.  

Poi il ministro ha continuato, dicendo che non è affatto detto che siano 85mila, come ha scritto nelle sue slides il commissario Cottarelli. E qui ho cominciato ad arricciare il naso. Non mi piace la gara apertasi nel governo, a cestinare questo o quel capitolo delle proposte di Cottarelli. Ho criticato sin dall'inizio la scelta della politica (Letta, in quel caso) di demandare a un nuovo tecnico esterno - dopo Giarda e Bondi - il compito di individuare tagli di spesa pubblica per 2 punti di PIL in 3 anni. Perché a mio giudizio l'individuazione dei tagli è, nell'Italia di oggi, uno dei compiti più alti in cui la politica deve esercitare la propria responsabilità diretta, decidendoli su 800 miliardi di spesa pubblica e spiegandoli con forza e determinazione al Paese. Lo scudo di un tecnico è sempre servito, sin qui, a mandarlo avanti per testare le reazioni. Per poi mediare. Inevitabilmente, al ribasso. Quindi non mi è piaciuta, la battuta del ministro Madia.

A quel punto al ministro è stato chiesto se avrebbe incontrato i sindacati, per trattare insieme modalità e numero. E lei, coerente a quanto già detto da Renzi, Delrio e Poletti, ha detto che no, il tempo stringe ed è il governo che decide. Paradossalmente, ma fino a un certo punto visto il costume concertazionista italico, è su questo che i media e le agenzie sono scattati, come si trattasse di chissà quale violazione. Mi piaceva, invece, che la Madia ribadisse che, quel vecchio giocattolo a molla rococò della concertazione, il governo Renzi non lo avrebbe azionato nemmeno sugli esuberi pubblici.

A quel punto, però, il sorriso mi si è improvvisamente spento. E si è tramutato in un urlo di rabbia. Incredulo, mi sono trovato a leggere che per gli 85 mila o quanti saranno – meno, naturalmente – il ministro Madia pensa a dei bei prepensionamenti di massa, in deroga rispetto ai tetti minimi di età e anni di contribuzione previsti per noi comuni mortali dalla riforma Fornero. “Per dare una mano ai giovani”, ha aggiunto la Madia. I giovani, altrimenti condannati a non entrare nella Pa, che tra blocco del turnover e aumento dell'età pensionabile si avvia a diventare sempre più decrepita, come età media di addetti.

Ebbene mi auguro con tutto il cuore che saremo in tanti, a urlare contro questa soluzione. E' intollerabile in via di principio, ed è sbagliata quanto a motivo espresso.

Intollerabile perché? Semplice, perché un governo che vuole davvero spezzare la continuità delle cattive abitudini italiche non può, lui per primo, riproporre ed eternare il privilegio dei dipendenti pubblici rispetto a quelli privati. Ma che idea di equità è, quella che a milioni di disoccupati e precari italiani propone lo spettacolo di migliaia di dipendenti pubblici accompagnati alla pensione prima del tempo negata a noi tutti, con contributi figurativi pagati però da noi tutti? E' esattamente la stessa cosa chiesta dall'ineffabile sindaco Marino per 4mila dipendenti comunali romani. E' ciò che il governo Berlusconi nel 2008 “regalo” a 8mila dipendenti Alitalia, con uno scivolo di 8 anni pagato da noi tutti all'80%della retribuzione e senza lavorare, prima della pensione. Ma che cappero di Paese è, quello in cui i dipendenti pubblici o di amici degli amici hanno diritto al sostegno pubblico per pensionarsi prima, mentre gli altri se lo sognano col binocolo?

E perché la giustificazione del “far spazio ai giovani” non dovrebbe allora valere per tutti coloro che, da lavoratori privati, hanno avuto l'orizzonte pensionabile spostato in avanti di anni dalla riforma Fornero? Che esiste solo nel pubblico, il problema dell'invecchiamento medio degli addetti, dopo la riforma?

Un conto è se il ministro Madia, come altri nel suo partito a cominciare dall'ex ministro Damiano, vogliono smontare la riforma Fornero. Ma allora lo devono proporre per tutti, non per i lavoratori statali di troppo e per gli altri no. Altro conto  è se invece pensano che aver lavorato per il pubblico accenda dei diritti particolari, rispetto a chi vive e tribola l'incertezza del privato. E ai 4 milioni di autonomi poi, che devono strapagar tasse tra studi di settore e redditometro ma non possono assentarsi neanche dal lavoro neanche ammalati, visto che non hanno le tutele riservate ai dipendenti, come può suonare, l'idea che i lavoratori pubblici vengano gentilmente accompagnati con assegni di Stato alla pensione?

Maddai Maddia, non so quanti saremo a scendere nelle piazze contro questa idea dei prepensionamenti di Stato. Ma io mi prenoto e ci andrò eccome, in piazza. Non è il giornalista a urlare, quello si stupisce ormai di assai poco in Italia. E' il cittadino lavoratore autonomo e contribuente, a non poterne più di figli e figliastri di Stato. Che Renzi non commetta questo errore. Altrimenti la rottura di continuità del suo governo è bell'e che sepolta.  

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